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Sclerosi multipla, un passo avanti

La sclerosi multipla è una malattia, né contagiosa e ne mortale, neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale e le persone che hanno ricevuto questa diagnosi possono mantenere una buona qualità di vita con una aspettativa quasi simile a quelle a cui non è stata diagnosticata. È classificata fra le patologie autoimmuni per via delle difese immunitarie che attaccano alcuni componenti del sistema nervoso centrale scambiandoli per agenti estranei. Ma è di oggi la notizia che all’università di Perugia, grazie allo studio finanziato dallo European Research Council (Erc)  e condotto principalmente dalla ricercatrice Giada Mondanelli, la scoperta di un metabolita della serotonina, prodotto in modo naturale dal nostro organismo, potenzia l’attività di IDO1, un enzima ad attività “checkpoint”, cioè capace di controllare la giusta risposta immunitaria. Tale meccanismo è alla base dell’effetto protettivo di tale metabolita in topi con una forma sperimentale di sclerosi multipla e anche del potenziamento dell’attività di IDO1 in linfociti di pazienti con sclerosi multipla, che altrimenti risulta inferiore al normale. Questa scoperta ha permesso di ottenere un nuovo prestigioso finanziamento ERC-Proof of Concept (Poc; progetto Enhancido) che prevede lo sviluppo e la commercializzazione di farmaci capaci di potenziare l’attività enzimatica del “checkpoint” IDO1 nella sclerosi multipla, ma anche in altre patologie autoimmunitarie come diabete giovanile, tiroidite, psoriasi e tante altre. Normalmente il nostro sistema immunitario ha la capacità di riconoscere e distruggere i patogeni responsabili di malattie infettive, però senza danneggiare le proprie cellule e tessuti. Tutto questo avviene grazie all’esistenza delle proteine ad attività “checkpoint”, cioè che controllano e quindi spengono la risposta immunitaria quando è eccessiva oppure quando essa si dirige errando verso le proprie cellule o tessuti. Così a causa del mal funzionamento dei “checkpoint” si verifica lo sviluppo di malattie autoimmunitarie ed infiammatorie croniche. Per tanto questa scoperta è da considerarsi un grande traguardo nel campo medico.

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