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Coronavirus: l’Italia sperimenta il nuovo farmaco Avigan.

Solo qualche ora prima l’Aifa affermava che c’erano scarse evidenze scientifiche sull’efficacia dell’Avigan, invece poche ore dopo, il ministro della Salute Roberto Speranza, ha annunciato che l’Agenzia approvava la sperimentazione del medicinale per valutare l’impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia.
E mentre si disputava una diatriba fra gli esperti a favore del farmaco e quelli no,
le Regioni più colpite dall’epidemia avevano iniziato a premere su Roma per esplorare questa soluzione.
Sia il governatore lombardo Attilio Fontana, che quello veneto Luca Zaia, nonostante non si sappia se il nuovo farmaco Avigan, funzioni o non funzioni, sono soddisfatti visto che potrà essere testato nelle loro regioni.
In realtà l’Avigan è stato approvato nel 2014 in Giappone come anti–influenzale, ma ha tali effetti collaterali che non viene più somministrato, se non eccezionalmente.
Finora lo hanno provato i cinesi. Non è autorizzato in Europa né negli Usa. Si può pensare quindi che nella riunione tra il ministro Speranza e il presidente dell’Aifa, il governo avrebbe letteralmente “imposto” la sperimentazione di un farmaco in cui l’Agenzia del farmaco ha detto in ogni modo di non credere.
Visto ad oggi, non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da Covid–19.
Invece è diversa la storia dell’idrossiclorochina. Infatti nei giorni scorsi l’Istituto ospedaliero universitario Méditerranée Infection di Marsiglia ha fatto sapere di aver trattato 24 malati di coronavirus con la clorochina, una molecola usata contro la malaria. Il 75% dopo sei giorni aveva una carica virale negativa.
Effettivamente questa sostanza, utilizzata insieme all’antibiotico azitromicina, ha portato alla guarigione.
Il medico Roberto Stellini precisa che l’idrossiclorochina ha un effetto antinfiammatorio con una riduzione del Ph che diventa più acido e l’azitromicina è un antibiotico macrolide e quindi attivo sui batteri e non sui virus che però ha dimostrato una tenue attività sul sistema immunitario.
Nella pratica clinica utilizziamo azitromicina per trattare eventuali sovrainfezioni batteriche polmonari e idrossiclorochina in associazione ad antivirali. Ora servono studi prospettici randomizzati.
Più positivo è il pensiero di Roberto Cauda, infettivologo dell’Università Cattolica, il quale nel 2003 pubblicò uno studio su Lancet sull’efficacia della clorochina con la Sars: «Già i cinesi hanno esaminato in vitro un’azione antivirale aspecifica di questa molecola che riduce la replicazione virale e riuscendo a ipotizzare che potenziasse il sistema immunitario, come abbiamo visto con la Sars.
Per questo, la clorochina è entrata nelle linee guida e si usa nel mondo. Ora, lo studio francese, pur su piccoli numeri, contiene degli elementi interessanti. Conferma le intuizioni cinesi , il funzionamento aspecifico e ipotizza che l’azitromicina potenzi l’idrossiclorochina nella sua azione antivirale aspecifica, accelerando la guarigione e diminuendo la contagiosità.
Non si è alla soluzione di tutti i problemi, tuttavia bisogna tener conto che non esiste ancora un farmaco specifico. Eccetto l’anticorpo monoclonale individuato dall’Università di Utrecht, capace di riconoscere la proteina che il virus utilizza per aggredire le cellule respiratorie umane.
Ma non ancora testato né disponibile.

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