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Coronavirus: il primo caso di recidiva in Italia.

Una giovane donna milanese con origini cinesi si è ammalata nuovamente al Covid-19 dopo essere guarita, ecco così spuntare in Italia, dopo il “paziente uno”, anche la “recidiva uno”.
Questa donna ricoverata poiché risultata positiva ad un tampone, è stata poi dimessa dopo due tamponi risultati negativi.
Ma in realtà a distanza di 10 giorni circa, il Coronavirus è ritornato all’attacco con febbre, seppur non elevata, e la tosse. Eseguito un nuovo tampone, la donna è risultata nuovamente positiva.

La donna adesso si trova ricoverata nel reparto di Malattie Infettive e tropicali dell’Irccs Osperale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona. Come afferma Zeno Bisoffi, direttore del dipartimento del nosocomio veronese, l’unico caso capitato in Italia, finora solo in Cina sono state descritte alcune eccezioni simili. Ed ora questo caso è diventato oggetto di studio. Al momento la donna si trova ricoverata in ospedale, occupando uno dei cento posti letto del reparto Covid e 14 dei quali destinati alla terapia intensiva.
Fortunatamente, non ha una sintomatologia così grave da dover essere intubata e, molto probabilmente viste le condizioni cliniche generali, potrebbe essere nuovamente dimessa se l’esito dei nuovi test sarà negativo.
Trattandosi di un caso più unico che raro, i medici stanno cercando risposte più approfondite per far luce su questo rebus. Trattandosi di un caso eccezionale, si stanno cercando risposte più precise, per cui sono in corso le analisi sul genoma virale, così da poterne sapere di più con l’arrivo degli esiti.
Per spiegare questa recidiva, arrivata dopo12 giorni dalle dimissioni dal primo ricovero e solo dopo due tamponi risultati negativi, Bisoffi prova a fare due ipotesi.
La prima ipotesi secondo Bisoffi è che il virus appartenga ad un ceppo virale diverso anche se per esserne certi si attendono gli esami sui due genomi: quello del primo ricovero e quello del secondo.
Anche se ritiene questa, però un’ipotesi improbabile.
Infatti, per gli studi fin qui accertati, il Coronavirus non sembra soggetto a particolari mutazioni, in più viene considerato difficile che una persona guarita, che ha sviluppato gli anticorpi, se esposta ad un altro ceppo possa ammalarsi nuovamente.
Anche se ciò non vuol dire che non possa essere nuovamente infettata.
Oppure, ecco un’altra ipotesi è quella più probabile perché basata sull’esperienza clinica.
Infatti, può essere che i tamponi eseguiti durante il primo ricovero, prima di dimetterla, non abbiano rilevato la positività perché la donna aveva una carica virale tanto bassa da non essere individuata.
In dottore aggiunge che anche se i tamponi sono molto sensibili, non lo sono al 100%.
Anche per questo, per i casi con un alto sospetto clinico, seppur in presenza di una risposta negativa, in genere, per prudenza, viene ripetuto il test prima indirizzare il paziente eventualmente a un reparto pulito anziché al reparto Covid.

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